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ASPETTI STORICI E ARCHEOLOGICI
NEL MONTIFERRU

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di Maria Giovanna Campus

Il Montiferru si presenta, alla luce delle indagini più recenti, come uno degli "epicentri" dei nuraghi a corridoio, ben attestati in territorio di Seneghe (nuraghe Connau, Piscamu, Craccheras, Narba, Umbulos, Preigiuanne), di Bonàrcado (nuraghe Aurras, Cannargia, Gianna Uda, Serra Crastula, Cuau) e presenti anche a Scano Montiferro (nuraghe Cùnculu e Mesu 'e Rios), Narbolia (Carazzu e Scala Cuaddos), Milis (Tronza) e Santu Lussurgiu (Mura Matta).
Strategicamente elevati su alture, in modo da controllare il territorio circostante, ed in posizione per quanto possibile occultata, i nuraghi a corridoio sono espressioni di una società eminentemente pastorale in cui ebbero funzioni di abitazione.
Realizzati con blocchi poliedrici su piante di varia forma (circolari, rettangolari, ovali,ecc.) con parametro murario estemo a grossi blocchi poliedrici ed elevati per circa 4-5 metri, sono caratterizzati internamente da un corridoio piattabandato nelle cui pareti possono aprirsi delle nicchie o vani di scale che conducevano al piano superiore terrazzato ed in cui erano disposti ambienti di abitazione e di guardia.
Per questi nuraghi si conoscono due differenti stadi evolutivi. Nel primo i vani del corridoio e della scala furono subordinati (tant'è che possono anche mancare) alla necessità primaria di ottenere ambienti al piano superiore, come documenta il nuraghe Narba di Seneghe. Nel secondo stadio, al contrario, i corridoi posti al piano terra si articolano all'interno dello spessore murario in altri ambienti distinti come, ad esempio, nel nuraghe Tronza di Milis.
Un posto a sé occupano il nuraghe Crastula di Bonàrcado e quello detto Mesu 'e Rios di Scano Montiferro: nel primo la forma del nuraghe a corridoio e quella del nuraghe a tholos coesistono giustapposte;nel secondo pare di individuare una tappa evolutiva del nuraghe a tholos, ancorata alla tradizione del nuraghe a corridoio e testimoniata dalla pianta a forma ellittica con corridoio lungo l'asse minore, dal notevole spessore murario, dalla copertura piattabandata di anditi e di scale, dall'assenza di spiragli di scarico e dalla posizione in un sito naturalmente protetto e a controllo di un corso d'acqua. In una fase preliminare di evoluzione del nuraghe monotorre a tholos si colloca il nuraghe Altoriu di Scano Montiferro, in cui si rilevano, accanto alla considerevole massa muraria, l'angustia dei vani del piano terra e l'esigenza pertanto conseguente di disporne altri al piano superiore, nonché la differente inclinazione esterna del paramento murario.
Nel Montiferru, in sintonia con quanto avviene nel resto dell'Isola, i tempi del Bronzo Medio sono caratterizzati da una sorta di fervore edificatorio dei nuraghi monotorre di forma troncoconica e cupolati all'interno mediante aggetto progressivo di fìlari concentrici di grandi blocchi. Questi nuraghi li conosciamo, nella forma più elementare, composti da un corridoio d'ingresso e dal vano della camera. La scala, dapprima mobile in corda o legno, venne successivamente ricavata nella massa muraria con vano d'accesso situato nella camera o, più spesso, su di un fianco del corridoio. L'apertura di nicchie arricchì il vano della camera e una nicchia, o garetta di guardia come viene per l'appunto interpretata, divenne un elemento pressoché costante su di un fianco del corridoio.
Fra i nuraghi monotorre più ragguardevoli del Montiferru, anche per il discreto stato di conservazione, si segnalano quelli di Munì de sa Figu e di Uràssala, in territorio di Santu Lussurgiu e, ancora, la torre slanciata e dall'accurato paramento murario di Abbaùddi, a Scano Montiferro, e quella di Nuraghe Nani di Tresnuraghes con attorno resti del villaggio abitato ancora in epoca romana.
Singolare, in territorio di Sennariolo, il monotorre di Leortinas, oltre che per lo straordinario spessore murario, 5,20 m, anche per i due ingressi da cui vi si accede e per il corridoio circolare, largo 1 m, che concentrico al perimetro della torre introduce, poi, alla camera svettata e senza nicchie.

Nuraghe Oratiddo Fittamente punteggiata di nuraghi, in maggioranza monotorre, la piana agricola di Sessa a Cuglieri: fra essi citiamo la torre di Oratiddo e quella di Ergulis; nella parte meridionale dello stesso territorio comunale, in regione Pittìnuri, si impone, dal ciglio dell'altipiano basaltico denominato Ispe-rarzu Crastachesu, la torre omonima.


Nei tempi del Bronzo Recente (1200-900 a.C., III fase nuragica), riconosciuti come "la bella età dei nuraghi", si assiste allo sviluppo dei nuraghi plurimi o complessi, ottenuti per aggiunzione di altre torri a quelle originarie di maggior rilievo per territorio, secondo modi e soluzioni diverse: tutte estremamente originali, frutto di un'architettura evoluta e perfezionata.
Nel nuraghe Nargius di Bonàrcado la torre aggiunta fronteggia quella primitiva a cui è collegata da due murature rettilinee secondo lo schema che si definisce "a tancato"; lo stesso tipo di aggiunzione si trova nel nuraghe Molineddu di Seneghe. A Scano Montiferro, nel nuraghe Sa Mura 'e Mazzala due torri aggiunte, raccordate da murature rettilinee alla torre principale, la fronteggiano negli angoli nord ed est. Nel nuraghe Brunku di Bonàrcado la torre antica è fronteggiata da un corpo aggiunto con due torrette marginali che racchiudono, insieme con la torre maggiore, un cortile. Due torri unite da una cortina curvilinea completano, a Santu Lussurgiu, il nuraghe Crasta e bilobata è, nello stesso territorio, la stupenda architettura del Piricu con la torre centrale che conserva intatta la tholos e la camera al piano superiore. Trilobato, a Cuglieri, il nuraghe Longu cui è annessa una tomba di giganti, quadrilobati il Mesumaiore di Seneghe, la cui torre primitiva conserva parzialmente la camera al piano superiore e il fìnestrone che vi si apriva, il Nuracale di Scano Montiferro discretamente conservato nei corpi aggiunti, e il Tradori di Narbolia con tholos intatta nella torre centrale.
Nelle tombe dei giganti, monumenti sepolcrali collettivi del periodo nuragico, che peraltro non soppiantarono del tutto le domus de janas e le sepolture dolmeniche, cogliamo espressioni nuove del culto prestato ai defunti e, con esso, nuovi aspetti della religiosità.
Le tombe constano di un lungo corridoio, piattabandato oppure a copertura ogivale e absidato nella parte finale; ai lati dell'ingresso due bracci semicircolari delimitano lo spazio dell'esedra. Solitamente una stele, con cornice centinata o a dentelli, posta al di sopra del portello, prolungata sul muro dell'esedra, ne sottolinea la monumentalità. In pianta, la tomba si presenta come raffigurazione di una testa taurina (il cui muso è riprodotto nel muro di fondo arrotondato mentre le corna lo sono nei due bracci che avvolgono l'esedra), simbolo del principio maschile paredro della Dea Madre.
Mentre il vano del corridoio era destinato ad accogliere le deposizioni, l'esedra, dotata di sedili lungo i bracci, era riservata alla celebrazione di riti, propiziatori e per il sonno eterno dei defunti e per la guarigione dei malati: le tombe dei giganti erano quindi sepolcri e insieme santuari.
Nello spazio dell'esedra si trovavano anche betili (beth=casa, el=Dio) provvisti a volte, al di sotto della sommità, di incavi interpretati come occhi della divinità guardiana della pace dei morti.
Alle tombe in struttura poliedrica, associate al nuraghe Narba di Seneghe, ed in origine, probabilmente, senza la stele, e a quella di S'Elighe Ona o Crasta di Santu Lussurgiu, priva di quell'armonico raccordo architettonico ad andamento concavo rettilineo fra corpo della tomba e ali dell'esedra, si aggiungono, nel Montiferru, quelle costruite con tecnica più accurata, caratterizzata da corridoi in opera isodoma, a pareti inclinate, con taglio obliquo dei conci e con cornici a dentelli sopra il muro dell'esedra; sono, queste ultime, le tombe dei giganti di Oratanda, Sas Presones, Badu Campana e Oragiana di Cuglieri, di Adde Pizzìa di Santu Lussurgiu e il capolavoro ad archi monolitici di Pedras Doladas a Scano Montiferro. Dall'esedra della tomba dei giganti di Oragiana provengono i betili in basalto con incavi quadrangolari, disposti nel cortile antistante la chiesa di Santa Caterina di Pittinuri. Un betile con incavi è pure in territorio di Tresnuraghes.

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