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ASPETTI STORICI E ARCHEOLOGICI
NEL MONTIFERRU

(9)

di Maria Giovanna Campus

Su Palatu

A nord ovest di Sa Sedda 'e Càvara, nel Monte Conca Mele, su di un pianoro posto a 318 m slm e distante in linea d'aria dalla costa circa tre chilometri e mezzo, si trovano i ruderi di una misteriosa costruzione chiamata "Su Palatu".
Il grandioso complesso di rovine, che tuttora giustifica la denominazione, si compone di una casa d'abitazione su due piani e di un vasta corte, contigua, di pianta rettangolare, su tré lati della quale si aprivano ambienti oggi completamente crollati.
Un grande portale immette nella dimora dove restano intatte due sale al piano terra coperte da volte a botte e a crociera e il vano della scala, coperto pur'esso da volta a botte, e a cui si accede da un'arcata a sesto acuto. Crollati gli ambienti che davano sul mezzanino della scala e quelli al piano superiore in cui residuano parzialmente i muri perimetrali ed in uno dei quali si apre uno spioncino "a feritoia".
La casa si trova in posizione arretrata rispetto al muro di cinta della corte, alto oltre quattro metri nel lato che guarda ad ovest-sud ovest, verso il mare, e che conferisce a Su Palatu, insieme ad altri elementi, il carattere di dimora fortificata.
Frutto di un impegno senz'altro notevole e in termini di risorse finanziarie e in termini di energie umane che furono necessarie a costruirlo. Su Palatu, sorto in posizione appartata ma dominante la campagna all'intorno e, soprattutto, la costa, pone il legittimo interrogativo della sua storia: quando venne edificato? Da chi? Per quale ragione?
Stante l'assenza di fonti, quella che appresso avanziamo è solo un'ipotesi, una possibile direttrice di ricerca, basata su elementi oggettivi tratti dall'osservazione del sito scelto per edificare la struttura e dalla riflessione su taluni elementi significativi di essa, riscontrabili nonostante lo stato di rovina.
Riteniamo possibile che, nell'imperversare delle invasioni saracene che determinarono il progressivo spopolamento delle zone costiere col terrore più che motivato che spargevano, per il saccheggio cui venivano sottoposti i villaggi e ancor di più per i prigionieri che ne venivano tratti, chi aveva possibilità di mezzi abbia costruito, per la propria famiglia ed i propri servi, questa dimora cui era diffìcile accedere ma da cui era possibile il controllo del paventato pericolo dal mare. Nell'ambito di questa ipotesi, l'edificazione di Su Palatu può essere databile tra il XVI-XVII secolo.

Sa Frabbica

A Tresnuraghes, ai piedi del colle di San Marco ed in prossimità del corso del rio Mannu, in una valle ammantata d'asfodelo si levano imponenti rovine d'un edifìcio chiamato "Sa Frabbica", una cartiera che, per non essere mai entrata in attività, parrebbe, quasi, essere stata antesignana del destino funesto che le fabbriche hanno avuto nell'Isola.
Progettata in attuazione di leggi emanate durante il soggiorno in Sardegna della famiglia Savoia e tese a creare condizioni di benessere economico con l'incremento di lavori pubblici ed attività industriali, cominciò ad essere costruita intorno al 1809. Nella scelta del sito dovette essere di certo determinante, oltre la vicinanza al corso d'acqua, anche quella al mare da cui si sarebbe dovuta imbarcare la produzione e, se è vero che al funzionamento della fabbrica avrebbero dovuto attendere anche degli ergastolani sotto la vigilanza di un distaccamento di miliziani, venne tenuta nel debito conto l'opportunità di una pesante attività di pena in un "penitenziario" quanto mai sicuro, considerato l'isolamento del luogo.
L'edifìcio venne eretto, su pianta rettangolare, con ambienti al piano terra e su due piani sopraelevati. L'unico ambiente che si conserva intatto è, al piano terreno, una galleria con volta a botte che attraversa il manufatto nel senso della lunghezza (circa 40 m) e in cui si affacciano, su di un fianco, altri ambienti cui è difficile accedere a causa dei crolli.
All'ingresso principale, che fronteggia il corso del rio Mannu, è contigua una sala in cui restano in piedi dei pilastri che sostenevano la volta, verosimilmente a crociera.
Dell'elevato rimangono solamente i muri perimetrali con l'apertura delle fìnestre in due ordini sovrapposti.
Risulta che le prove di produzione che vi vennero fatte, utilizzando anche una pianta locale, la palma nana, diedero una qualità scadente di carta; questa difficoltà iniziale, cui si unirono quelle connesse all'approdo di imbarcazioni di stazza elevata presso la foce del rio Mannu e quelle, pare, relative a divergenze createsi fra chi era interessato all'affare, fecero sì che, dopo aver inutilmente ricercato un'altra destinazione d'uso per lo stabile, finisse col prevalere la considerazione che sarebbe stato di minor danno per l'erario, come spiega Vittorio Angius, "se si dessero siccome perdute le somme già dissipate, che se si volesse continuare in una impresa mal pensata e peggio diretta".


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